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Cannabis terapeutica e cancro: gli oncologi la raccomandano, ma servono più supporti scientifici

Negli Stati Uniti l’uso terapeutico della cannabis è legale in più della metà degli stati. Sebbene in quasi tutti gli stati la legge sulla cannabis terapeutica identifica il cancro come una condizione qualificante, "le prove scientifiche a sostegno dell'uso della cannabis in oncologia sono ancora molto deboli, il che mette i medici in una posizione molto scomoda", come ha dichiarato la Dottoressa Ilana Braun del Dana-Farber Institute of Adult Psychosocial Oncology.

Uno studio pubblicato pochi giorni fa sul Journal of Clinical Oncology, partendo dall’ipotesi di questa discrepanza tra le leggi sulla cannabis terapeutica ed il supporto di prove scientifiche, ha esaminato le credenze, le conoscenze e le pratiche degli oncologi riguardo alla cannabis terapeutica.

E’ stato inviato un sondaggio, utilizzando tecniche statistiche standard, ad un campione rappresentativo a livello nazione di 400 medici oncologi. I punti principali del sondaggio riguardavano se gli oncologi avessero riferito ai pazienti della possibilità di utilizzare cannabis terapeutica e se ne fossero sufficiente informati per raccomandare questa terapia. Inoltre il sondaggio chiedeva agli oncologi di fornire punti di vista circa l’efficacia comparativa della cannabis terapeutica per diverse condizioni, incluso il suo uso come supplemento ai tradizionali metodi di gestione del dolore, e sui rischi rispetto agli oppioidi da prescrizione.

L’80% degli oncologi afferma di aver già discusso della cannabis medica con i propri pazienti, ma solo il 30% ritiene di essere sufficientemente informato sull’argomento. D'altra parte, quasi la metà degli oncologi raccomandano l'uso della marijuana medica a scopo terapeutico ai loro pazienti senza essere sufficientemente informati sull'argomento.

Il 67% considera la cannabis un utile supplemento ai metodi standard di gestione del dolore e il 65% pensa che sia ugualmente o più efficace di tali trattamenti e anche per sintomi causati dalla chemioterapia come nausea o mancanza di appetito.

Ricapitolando: sebbene il 70% degli oncologi non si senta in grado di formulare raccomandazioni cliniche riguardo alla cannabis, la stragrande maggioranza delle discussioni condotte con i pazienti sull’argomento e quasi la metà lo raccomandano. Questi risultati sono clinicamente importanti e suggeriscono lacune critiche nella ricerca, nell'educazione medica e nella politica riguardante la cannabis terapeutica.

La cannabis terapeutica non è mai stata sottoposta a studi clinici direttamente correlati al cancro. Ad oggi, non sono stati esaminati gli effetti della cannabis sui pazienti oncologici, quindi gli oncologi si affidano esclusivamente alla ricerca sull'uso medico di questo farmaco nel trattamento di malattie diverse dal cancro.

"Assicurare che i medici abbiano una conoscenza sufficiente su cui basare le loro raccomandazioni mediche è essenziale per fornire cure di alta qualità”, secondo Eric G. Campbell, PhD, ex Professore di Medicina al Massachusetts General Hospital, ora Professore al Colorado School of Medicine. "Lo studio suggerisce che c'è chiaramente spazio per miglioramenti quando si tratta di marijuana terapeutica".

Fonti:

PubMed

ScienceDaily

Healththoroughfare.com

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